Street Art View

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L’arte urbana ha ridefinito il concetto di arte pubblica. Lo ha fatto velocemente e senza chiedere il permesso. Evolve in maniera anarchica, non segue le regole dell’arte istituzionalizzata, ma le aggira e le beffa. Il linguaggio comune e immediato con cui si confronta con lo spazio urbano e con la società contemporanea, l’ha resa popolare anche tra coloro che ne avevano criticato l’atteggiamento vandalico. Questa inversione di pensiero è stata favorita anche dalla rete, dove le immagini che immortalano la street art hanno avuto una diffusione deflagrante. Però la condivisione sui social network fa conoscere all’utente solo la parte superficiale dell’intervento artistico e lo estrapola dal contesto, omologando e filtrando lo stupore evocato dal suo incontro. La fotografia non può avere soltanto il compito di divulgare l’arte urbana, ma ne deve documentare l’esistenza, preservarne il ricordo, soprattutto quando risulta improprio accostare termini come “conservazione” o “tutela” a manufatti effimeri e temporanei per vocazione.
Giulio Garavaglia riesce a concede all’arte urbana una seconda esistenza. Le 22 fotografie in mostra sono state scattate tra il 2008 e il 2010, quando il fotografo ha partecipato attivamente o come spettatore alla realizzazione del festival POP UP! ad Ancona, di Vedo a Colori a Civitanova Marche e di Santarcangelo Festival a Santarcangelo di Romagna. Gli scatti ricostruiscono il contesto in cui le opere, alcune non più esistenti, agiscono, senza quella trasposizione impersonale dell’immagine celebrata su internet o durante certe manifestazioni dedicate alla street art. Garavaglia non strumentalizza la portata espressiva dell’intervento, ma ci fa percepire il momento in cui l’occhio del passante si imbatte nell’opera, il corto circuito generato nello spettatore ignaro. Questa preziosa documentazione, già esposti in Italia e in Francia, testimonia l’atto creativo, la vita e la geografia dei luoghi segnati da questo patrimonio collettivo contemporaneo a tempo determinato, che nei casi più felici ha trasformato la fisionomia delle città e la coscienza del cittadino.

Marco Tittarelli